Boleti di primavera nelle Valli del Monviso (Alpi Cozie) Featured

Thursday, 04 May 2017 22:18 Written by  Mauro Manavella
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Mauro Manavella

Via Castello 2 - 12031 Bagnolo Piemonte (CN) * e-mail: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Riassunto

L’autore descrive alcune specie di Boleti che compaiono fin dalla primavera in collina, nelle Valli del Monviso nelle Alpi Cozie.

 

Introduzione

con inquadramento generale geografico e di habitat/essenze simbionti

Scrivo questo breve articolo perché c’è poca consapevolezza che i Boleti possano crescere fin dalla primavera; nell’immaginario collettivo (soprattutto dei raccoglitori) i boleti (e tutti i funghi in genere) spuntano e quindi si cercano a “fine ferie”, da fine agosto a tutto ottobre. Molti pensano che a inizio stagione crescano solo pochi funghi e molto verminati .… C’è un fondo di verità in tutto ciò, ma anche molto pressapochismo perché in certe annate a inizio giugno “porcini estivi e gallinacci” fanno la loro comparsa in modo abbondante e tale intensa comparsa talvolta non si replica più nel resto della stagione micologica.

Valli del Monviso, questa definizione in geografia non ha una vera e propria corrispondenza; in rete trovate infatti come denominazione “Valli del Monviso” la comunità Montana nata dalla fusione tra le ex Valle Varaita e Valli Po, Bronda e Infernotto. Geograficamente esiste però il Gruppo del Monviso (Catena Aiguillette-Monviso-Granero, fonte Wikipedia), che corrisponde perfettamente a quanto da me inteso con questa definizione e che raggruppa monti e valli racchiuse tra il Colle dell'Agnello (Valle Varaita in provincia di Cuneo) e il Colle della Croce (Val Pellice in provincia di Torino). Queste sono le mie abituali zone di ricerca, un’area di per sé abbastanza ampia, ma comunque localizzata vicina al luogo dove abito; ciò mi permette quindi di avere una buona conoscenza di luoghi e habitat e quindi dei funghi che vi crescono.

In primavera, per ovvii motivi climatici, i primi Boleti nascono nei boschi di collina e bassa montagna (fino a circa 800-900 metri s.l.m.), per poi salire gradatamente in montagna in estate e comparire infine un po’ dappertutto in autunno. Altrettanto ovviamente essi nascono in preferenza sui versanti soleggiati, sul bordo dei boschi o nelle radure, dove il terreno si è già riscaldato a sufficienza. In questa fascia altimetrica gli habitat più diffusi sono essenzialmente castagneti cedui, qualche zona a betulla e pioppo tremulo, qualche bosco di quercia sui versanti soleggiati e alle quote minori. I veri castagneti da frutto sono ormai pochi, essendo stati tagliati in abbondanza nel secondo dopoguerra. Esistono poi alcuni rimboschimenti di conifere (abete rosso e pino strobo) mentre il pino silvestre è poco comune e localizzato. Zone calcaree e/o termofile (con i relativi habitat e boleti simbionti) sono poco presenti nella zona descritta e sono invece più frequenti scendendo a sud verso Cuneo città, a partire dalla Valle Maira.

Preciso infine che la mia non vuol essere una “crociata” per portare precocemente i raccoglitori nel bosco … intendo semplicemente aprire gli occhi a chi conosce poco queste crescite primaverili.

Descrizione delle specie

Passo ora a una breve descrizione di alcuni boleti che possono spuntare addirittura già da fine aprile-inizio maggio, quindi molto precocemente. Ricordando che per i raccoglitori “funghi” è uguale a “porcini” (una equivalenza valida un po’ dappertutto ed entrambi in piemontese “bulè”), tra le quattro specie che documenterò abbiamo due specie di funghi porcini, che per la micologia appartengono al gruppo di Boletus edulis.

 

 

 

Boletus aestivalis (Paulet) Fr. (foto n. 1)

Sinonimi: Boletus reticulatus Schaeffer

Etimologia: Boleto della stagione estiva  

Nomi dialettali locali: Bulè, Bulè dl'istà, Bulè dl'erba, Russ dl'erba, Bulè di rui (querce).

Cappello diametro da 10 a 30 cm, convesso, sovente spianato a maturità, colorazione molto variabile dal bruno chiaro allo scuro, cuticola asciutta e finemente vellutata; tendenza a screpolare con tempo asciutto.

Gambo lungo da 10 a 30 cm, slanciato (diametro fino a 8-10 cm); colore ocra con reticolo concolore sovente in rilievo, “inde nomen” reticulatus.

Imenio pori e tubuli che dal bianco iniziale passano al giallino per finire verdastri a maturità; entrambi ovviamente immutabili al tocco e al taglio.

Carne soda nei giovani esemplari, cedevole nei vecchi (si riconosce dagli altri porcini con la prova dell’impronta del dito sul cappello), bianca e immutabile, con tipico gradevole odore e sapore di porcino ed un gusto più dolciastro che nelle altre specie; tra le quattro specie è quella a peso specifico minore ed è la migliore dal punto di vista organolettico, anche se la carne è sovente invasa da larve.

Periodo di crescita: da fine aprile a ottobre; in raccolte personali primaverili: 27 aprile, presso castagno ceduo a 540 metri s.l.m.; raccolta documentata (foto n. 1) del 22/04/2012 presso quercia rossa a 380 metri s.l.m.

Habitat: è un porcino comune soprattutto in zona collinare presso latifoglie; arriva in montagna, al limite della vegetazione arborea con faggi, betulle o più raramente abeti. Esistono raccolte documentate in zona alpina presso uva ursina (Manavella, 2007) a quote fino a 2350 metri s.l.m.

Note: porcino primaverile per eccellenza, difficilmente posticipa le prime crescite primaverili oltre metà maggio; in certe annate nei boschi collinari è abbondante a fine maggio-inizio giugno.

 

Boletus pinophilus Pilat et Dermek (foto n. 2)

Sinonimi: Boletus pinicola Vittadini

Etimologia: Boleto amico dei pini                                                        

Nomi dialettali locali: Bulè moru, Moru gelà, Moru dl'autogn, Muscatel (Valle Po e Varaita), Vermalin o Valmulin (Valle Varaita).

Cappello diametro da 10 a 35 cm, convesso e talvolta spianato, complessivamente robusto; colore rosso vinoso con tipica pruina biancastra asportabile al contatto, cuticola viscida a tempo umido.

Gambo lungo da 10 a 30 cm, robusto con diametro fino a 10 -12 cm, a maturità mediamente poco slanciato; biancastro, talvolta di colore bruno rossastro simulante il cappello; reticolo concolore.

Imenio pori e tubuli che dal bianco iniziale, passano al giallino per finire verdastri a maturità; entrambi ovviamente immutabili al tocco e al taglio.

Carne di norma molto soda, bianca e immutabile, con tipico gradevole odore di porcino; tipica e sottile zona rosato vinosa sotto la cuticola del cappello.

Periodo di crescita: da fine aprile a novembre inoltrato; in raccolte personali primaverili: 7 maggio, presso castagno ceduo a 740 metri s.l.m; raccolta documentata (foto n. 2) del 28/05/1998 presso castagni a 750 metri s.l.m.

Habitat: porcino decisamente meno comune del precedente sia come quantità che come distribuzione, ha però zone preferenziali in cui cresce abbondante, talvolta con castagni cedui, altre con pino silvestre e più comunemente con faggi. In annate favorevoli può nascere già a fine aprile-inizio maggio nei castagneti esposti di collina, meglio se misti a pino silvestre, addirittura prima di aestivalis. Il vicino Pinerolese pedemontano, zona con molti pini silvestri, fornisce costantemente negli anni “le prime nascite” di stagione, talvolta anche nella prima metà di aprile!

Note: è probabilmente il meno saporito dei quattro porcini, ma compensa ciò con una ottima consistenza e conservato sott’olio mantiene i propri magnifici colori. I dintorni di Calizzano sono una zona famosa per le nascite di questo fungo; in un settembre fortunato, proprio sul Colle dei Giovetti, trovai un esemplare di oltre 800 grammi ancora giovane, a imenio appena giallino!

 

 

Boletus erythropus Pers. (foto n. 4)

Sinonimi: Neoboletus luridiformis (Rostk.) Gelardi, Simonini & Vizzini

Etimologia: Boleto dal piede rosso

Nomi dialettale locale: Bulè frè, frè scur (a cappello scuro)

Cappello diametro da 10 a 25 cm, convesso (talvolta completamente spianato a maturità), complessivamente robusto; colore bruno, bruno scuro, molto variabile alcune volte con zone giallastre o decolorate; cuticola vellutata, ma vischiosa a tempo umido, che difficilmente screpola.

Gambo lungo da 10 a 20 cm, tendenzialmente robusto (diametro fino a 8-10 cm), talvolta slanciato; colore di fondo giallo, ma ricoperto di una fine e coprente punteggiatura rossa.

Imenio pori rossastri, giallo aranciati verso il bordo del cappello; tubuli giallo verdastri. Tutto l’imenio al tocco e al taglio ha un deciso viraggio all'azzurro bluastro.

Carne di norma molto soda, di un bel giallo con un intenso viraggio all'azzurro bluastro; poco invaso da larve. Odore gradevole, ma non caratteristico; sapore dolciastro e gradevole. Boleto da considerare commestibile dopo cottura, di discreta qualità (la carne ritorna giallastra in cottura), da crudo o poco cotto ha creato talvolta dei disturbi. I raccoglitori della zona lo evitano accuratamente.

Periodo di crescita: da inizio maggio a novembre inoltrato, praticamente presente per tutta la stagione di crescita dei boleti; in raccolte personali primaverili: 23/04/2012, presso castagno ceduo a 800 metri (foto d’ambiente n. 3); 28/05/2016 presso querce a 450 metri s.l.m. (foto n. 4).

Habitat: colonizza la zona collinare dai suoi limiti inferiori (400-500 metri) risalendola e proseguendo fino alla montagna; cresce tipicamente in presenza di castagni (talvolta molto abbondante), abeti, faggi e più raramente con quercia e betulle.

 

Boletus luridus Schaeff. (foto n. 5)

Simonimi: Suillellus luridus (Schaeff.) Murrill

Etimologia: Boleto dal colore lurido, livido, sporco

Nomi dialettale locale: Bulè frè

Cappello diametro da 10 a 20 (25) cm, convesso (talvolta spianato a maturità), complessivamente non robusto; colore bruno chiaro ma variabilissimo, in certi casi tendente addirittura al verdastro, assolutamente camaleontico; cuticola finemente vellutata, tipicamente “camosciata”.

Gambo lungo da 10 a 15 cm, tendenzialmente slanciato (diametro fino a 6 cm); colore di fondo giallastro (rosso alla base) ricoperto di un bel reticolo rosso a maglie larghe e allungate.

Imenio pori giallo aranciati, talvolta rossi; tubuli giallo verdastri. Tutto l’imenio al tocco e al taglio ha un deciso viraggio all'azzurro bluastro.

Carne di norma non molto soda, giallina, rossastra alla base del gambo e con un intenso viraggio all'azzurro bluastro; sovente invasa da larve. La carne al contatto con i tubuli assume normalmente una colorazione rossastra, la famosa “linea di Bataille”; odore gradevole ma non caratteristico, sapore dolciastro e gradevole. Da considerare commestibile dopo cottura di buona qualità, probabilmente il migliore dei frè in senso stretto. Come per tutti i cambia colore non viene consumato da nessun raccoglitore.

Periodo di crescita: da fine aprile a ottobre; in raccolte personali primaverili: 17/04/2012, presso viale urbano a tigli a Bagnolo Piemonte a 370 metri s.l.m, due giovani esemplari; raccolta documentata del 09/05/2011 nel medesimo sito (foto d’ambiente n. 5). Recentissimamente (18/04/2017) un mio cugino mi ha portato un B. luridus del peso di 450 grammi raccolto a Riva di Chieri sulla collina di Torino, sul viale del cimitero e sempre sotto tigli a 260 metri s.l.m. Considerato che il boleto ragionevolmente aveva impiegato circa una settimana per il suo sviluppo, questa diventa la più precoce raccolta di Boletus che abbia avuto modo di osservare di persona, relativamente alle mie latitudini.

Habitat: frè poco diffuso in zona perché predilige suoli neutri o basici (è assente nei comuni castagneti acidi); lo trovo poco frequentemente, le mie raccolte si limitano ad alcuni castagneti della Val Pellice e ai viali urbani a tigli (a Bagnolo Piemonte e a Piasco in bassa Val Varaita). E' l'unico frè che cresce anche in zona alpina, sia in Val Varaita che in Val Po, sia presso uva ursina che in zone a ginepri o praterie a eliantemi. Quota massima da me conosciuta 2400 m s.l.m. (Manavella, 2007).

 

Conclusioni

Questi quattro boleti ovviamente non sono gli unici che possono crescere in primavera, sono però i più comuni e rappresentativi nelle mie zone. Per completezza segnalo inoltre raccolte personali primaverili di:

Leccinum scabrum in betulla, già da fine aprile;

Leccinum carpini presso noccioli, da fine maggio;

Suillus placidus presso pino strobo, da fine maggio;

Boletus edulis in castagneti o rimboschimenti di abete rosso, da fine maggio;

Boletus aereus in castagneti, da fine maggio;

Tylopilus felleus in castagneti, da fine maggio;

Xerocomus subtomentosus in castagneti e querceti, da fine maggio.

Nella prima metà di giugno, a fine primavera, tutti questi boleti possono crescere ovviamente più frequentemente e più abbondantemente ... ma ormai l’estate incombe e la cosa è naturale.

Ringrazio infine gli amici di Calizzano e de “Il Cerchio delle Streghe” per avermi dato modo di scrivere nuovamente qualcosa sulla mia principale passione micologica … i Boleti!

 

 

Bibliografia

  • AlessioL. - 1984: Il porcino. Edagricole, Bologna.
  • AlessioL. - 1985: Boletus Dill. ex L. Fungi Europei. Ed. Biella, Saronno.
  • Boccardo F., Traverso M.,Vizzini A., Zotti - 2008: I Funghi d’Italia. Zanichelli, Bologna.
  • Consiglio G., Papetti C., Simonini G. - 1999-2001-2009 : Atlante fotografico dei Funghi d’Italia, Volume 1-2-3. Edizioni A.M.B., Trento.
  • Essartier G., Roux P. - 2011: Le guide des champignons France et Europe. Edition Belin, Paris.
  • Galli - 1987: I Boleti delle nostre regioni. La Tipotecnica, San Vittore Olona.
  • Galli - 2007: I Boleti. Dalla Natura, Milano.
  • Lannoy & A. Estades - 2001: Les bolets. Documents Micologiques, Flore Micologique d’Europe, Memoire Hors serie n. 6..
  • Manavella - 2004: Funghi d’alta quota in Valle Po Boletus edulis Bull. : Fr. (e non solo!) in zona alpina. Il Micologo 17 (110): 3-19.
  • Manavella - 2007: Funghi d’alta quota in Valle Po Boletus edulis Bull. : Fr. (e non solo!) in zona alpina - 2° contributo. Pagine di Micologia 27: 5-10.
  • Manavella - 2007: Funghi d’alta quota nelle Alpi Cozie Boletus edulis e Boletus aestivalis in zona alpina - 3° contributo. Il Micologo 26 (119): 3-15.
  • Manavella - 2010: Sulla presenza dei Boleti del “Gruppo” di Boletus edulis Bull. : Fries nel Piemonte sud-occidentale. Il Micologo 35 (128): 3-25.
  • Manavella - 2016: I Boleti così detti “frè” o “cambia colore” nelle Valli del Monviso (Alpi Cozie). Il Micologo 53 (146): 3-26.
  • MerloG., M. Rosso & M. Traverso - 1980: I nostri funghi - I Boleti. Sagep, Genova.
  • MunozA. - 2005: Boletus s.l. - Fungi Europaei. Edizioni Candusso, Alassio.
Last modified on Friday, 05 May 2017 22:02
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1 comment

  • Comment Link Silvano Monday, 08 May 2017 23:02 posted by Silvano

    Competente e molto interessante. Grazie Mauro per il tuo contributo.

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