Due interessanti Phlegmacyum dal passo del Melogno (Liguria) Featured

Thursday, 04 May 2017 14:42 Written by  Fabrizio Boccardo

L’autore descrive Cortinarius fulvocitrinus e Cortinarius foetens, due interessanti specie di Cortinarius appartenenti al sottogenere Phlegmacium che sono stati reperiti presso le faggete del passo del Melogno (Calizzano-Sv) durante lo svolgimento della locale mostra micologica nell’ottobre 2010.

 

Fabrizio Boccardo, Via Filippo Bettini 14-11 16162 Genova Mail: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Introduzione:

La Regione Liguria, per la particolare collocazione geografica (latitudine) e conformazione orografica, possiede una eccezionale variabilità di climi e di habitat. La possibilità di erborizzare in tale contesto permette spesso di reperire specie tipicamente mediterranee accanto ad altre diffuse normalmente a latitudini superiori. Per il cercatore appassionato, sarà a volte possibile effettuare confronti diretti tra specie che in condizioni normali potrebbero essere reperite solo a centinaia di chilometri di distanza.

Godendo del privilegio di risiedere nel baricentrico capoluogo di questa Regione particolare (Genova), da anni mi reco spesso nelle località più disparate alla ricerca di specie fungine da studiare in un arco temporale che va dai primi giorni di marzo ai primi freddi di gennaio. La partecipazione alla mostra di Calizzano, che da anni si svolge in ottobre presso la piccola cittadina dell’Appennino savonese, è da sempre una eccellente occasione per esplorare ambienti nuovi ed interessanti.

Negli ultimi anni, l’interesse per il difficile ed apparentemente amplissimo Genere Cortinarius, mi ha condotto a privilegiare le ricerche in tale ambito, i risultati, in termini di reperimento di specie rare ed interessanti, sono stati incoraggianti e superiori alle iniziali aspettative. Tanto che in pochi anni sono riuscito ad individuare più di 200 specie, alcune delle quali molto rare, e non ancora segnalate per la flora regionale e nazionale.

La maggior parte dei Cortinarius possiede abitudini ecologiche particolari che ne impediscono una agevole osservazione. Nella nostra Regione, la loro comparsa risulta spesso molto fugace e coincide con un lasso di tempo piuttosto limitato realizzandosi per lo più, durante il solo periodo autunnale; è quindi evidente che condizioni meteorologiche siccitose o fredde che spesso si possono verificare in quel particolare periodo dell’anno possono facilmente determinare la mancata comparsa di molte specie per un’intera annata micologica. Per quanto riguarda i Phlegmacyum, che rappresentano solo una parte di questo vastissimo genere, la loro presenza è poi strettamente legata ai boschi di antica piantagione; sembra infatti che tali funghi si uniscano in simbiosi di preferenza con “vecchi” alberi la cui presenza, come noto, non è certamente ubiquitaria. La preferenza per i terreni calcarei è inoltre ulteriore limite alla comparsa di moltissime specie, i boschi acidi o acidificati risultano infatti molto più poveri della presenza di Phlegmacyum mentre in essi abbondano spesso le Telamonia.

Per il loro aspetto appariscente e per i colori sgargianti i Cortinarius del sottogenere Plhegmacyum sono tra i macro-funghi più belli ed appariscenti che possano essere reperibili in natura; la loro identificazione certa, d'altronde, a causa di motivi molteplici, non ultima la relativa importanza tassonomica dei riferimenti microscopici utili allo studio di diverse specie, è spesso problematica.

La letteratura specifica, ancora oggi (seppure negli ultimi anni si stiano facendo importanti progressi) risulta ancora dispersa ed incompleta e l’approccio di alcuni importanti specialisti che possiedono (o possedevano) un concetto di specie molto ristretto, hanno dato luogo alla creazione di una miriade di specie e varietà che, a volte, potrebbero forse essere ricondotte in sinonimia con altre. I risultati conseguiti tramite il recente utilizzo degli studi filogenetici basati sull’analisi del DNA, seppure confermino molte delle intuizioni degli studiosi attuali e del passato, determinano un quadro in continua evoluzione che risulta del resto ancora parziale e, spesso, inficiato dall’analisi di materiale d’erbario di difficile utilzzo perchè magari deteriorato e, talvolta, di identificazione viziata ab origine da determinazioni non corrette.

Il presente contributo testimonia alcuni ritrovamenti interessanti corredando il materiale iconografico ed i dati riportati corredati da alcune considerazioni ed osservazioni di carattere personale.  

Cortinarius fulvocitrinus Brandrud

 

Pileo: di dimensioni medio-piccole 3-6 cm., inizialmente convesso-emisferico, poi spianato, ma raramente depresso. Sono sempre presenti resti velari bruni che si dispongono al centro sotto forma di piccole maculazioni. Margine involuto, carnoso. Superficie notevolmente vischiosa a tempo umido, liscia al tatto, finemente fibrillosa, non igrofana. Colorazione verde giallastro, olivastra, con sfumature fulvastre, più scura al centro per la presenza delle macule velari brune. Reazione bruna a contatto con KOH.

Lamelle: piuttosto fitte, smarginate, erose, brune, contrastanti con superficie pileica e stipite già nei giovani esemplari.

Stipite: 0,8-1,2 x 3-7 cm, centrale, cilindrico, piuttosto robusto, non eccessivamente slanciato, con superficie fibrillosa, normalmente concolore al pileo. Bulbo nettamente marginato, a forma di vaschetta. Velo giallastro, visibile sul bordo del bulbo. Micelio di colore giallo-verdastro.

Carne: giallastra, talvolta (ma non sempre) brunastra tra stipite e pileo, macchiata di ocra nel bulbo, con odore poco significativo. Reazione bruno-verdastro con KOH.

Caratteri microscopici: spore 9,5-10,5 x 5,5-6,5 μm, da amigdaliformi a citriformi, con apice non sempre papillato, verrucose. Lamelle con filo più o meno fertile, con abbondante presenza di basidioli di forma cilindrico-claviformi. Cuticola costituita da ife gelificate, larghe 2-8 μm, più o meno parallele o un po’ intrecciate con terminali arrotondati. Presenza abbondate di pigmenti intra ed extra cellulari. Giunti a fibbia presenti.

Habitat: L’habitat di questo relativamente raro Plegmacyum, di cui, fino ad ora, conosco solo due stazioni di crescita nell’Appennino savonese (Calizzano, Passo del Melogno), è rappresentato dalle faggete calcaree all’interno delle quali sembra sostituire l’affine C. citrinus. La specie qui esaminata cresce in gruppi numerosi, profondamente inserito nel substrato di foglie dove mostra di condividere le esigenze ecologiche con altri Phlegmacyum tipici del calcare.

Note: insieme a C. natalis sembra trattarsi di una specie “ponte” tra la sezione Laeticolores e quella Calochroi, infatti l’analisi molecolare del DNA l’ha recentemente fatto inserire in quest’ultima, mentre le colorazioni uniformemente fulve, in passato, lo avevano fatto accostare alla prima.

Fra le specie assimilabili C. citrinus appare certamente la specie più vicina, differenziandosi però abbastanza agevolmente già macroscopicamente per le colorazioni giallo-verdastro più vivaci che si ripetono identiche anche a livello delle lamelle. La preferenza per le faggete su terreno acido o neutro di quest’ultima specie sono altro elemento sicuro di distinzione rispetto alla specie di Brandrud.

  1. pseudosulphureus (che ho reperito più volte nei boschi di latifoglie termofile presso il promontorio di Portofino) è specie di controversa interpretazione e non riconosciuta da tutti gli autori. Per taluni rappresenterebbe una forma di C. citrinus di quercia dall’aspetto più robusto e nel quale ai toni verde smeraldo si sostituirebbero quasi totalmente a quelli olivastri e rossastri. La maggiore dimensione e la diversa conformazione sporale sarebbe ulteriore elemento di distinzione per questa controversa specie.
  2. splendens, infine, è una piccola specie di latifoglia, diffusa per lo più sotto faggio, che però si distingue immediatamente già alla vista per i colori dominanti giallo cromo che permeano tutto il basidioma.

Raccolte inventariate e studiate: Passo del Melogno (Calizzano-Sv), Fagus sylvatica, exsiccatum depositato presso il Museo di Storia Naturale di Genova con il N: 2114

Cortinarius foetens (M.M.Moser) M.M.Moser = Cortinarius subalbescens Reumaux

 

Pileo: di medie dimensioni 3-9 cm, inizialmente convesso, spesso con e largo umbone centrale ottuso, infine spianato. Margine più o meno regolare, comunque carnoso ed involuto, infine disteso e talvolta fessurato in vecchiaia. Superficie non o poco vischiosa perché percorsa da grossolane fibrille radiali e ricoperta da sottili resti velari biancastri che si concetrano al centro. Colorazione grigio-biancastro con labili sfumature lilacine, tendente a divenire ocracea con l’età,. Reazione subnulla a contatto con il KOH.

Lamelle: mediamente fitte, smarginate, nettamente erose sul filo, di colore grigio-violetto pallido, quasi biancastre, divengono progressivamente ocraceo-fulvastro solo con la maturazione.

Stipite: 1,5-1,8 x 3-10 cm, centrale, robusto slanciato nell’adulto, con superficie fibrillosa, concolore alle lamelle, poi tendente a macchiarsi di bruno, con resti velari mediamente abbondanti in gioventù. Bulbo basale nettamente marginato, spesso sfumato di giallastro al bordo per gli abbondanti resti del velo. Velo bianco giallastro, tendente a scurire.

Carne: consistente, densa, bianco sporco nel pileo, appena violetta tra quest’ultimo e lo stipite, macchiata di giallastro nel bulbo, con odore forte, assai sgradevole. Reazione sub nulla a contatto con il KOH, reazione positiva alla fenolanilina.

Caratteri microscopici: spore 8,5-10 x 4,5-5,5 μm, amigdaliformi. con apice acuto, talora vagamente papillate, con ornamentazione mediamente rilevata, formata da verruche isolate. Lamelle con presenza di basidioli di forma claviforme e basidi di 25-30 x 7-9 μm. Cuticola gelificata, costituita da uno strato superficiale formato da ife intrecciate larghe 2-4 μm, e da uno strato più profondo (ipoderma) dotato di ife più spesse con presenza di pigmento cellulare giallastro. Giunti a fibbia presenti.

Habitat: Conosco questa bella specie per un’unica raccolta, costituita però da più esemplari (ottobre 2010, Calizzano-Sv) avvenuta presso il passo del Melogno dove è presente una faggeta calcarea d’alto fusto ricca di specie estremamente interessanti. Accanto a Cortinarius subalbescens, nella stessa data ho annotato: Cortinarius turmalis, Cortinarius gentianeus, Cortinarius fulvocitrinus, Cortinarius auroturbinatus, Cortinarius splendens e Cortinarius cumatilis.

 

Note: Cortinarius foetens possiede un aspetto particolare delle superfici pallide, determinato dalla presenza delle fibrille grigiastre ricoperte in gran parte dai resti velari bianco-ocracei. Cortinarius rapaceus e Cortinarius caroviolaceus che potrebbero confondersi per aspetto generale più robusto, possiedono aspetto del cappello liscio ed abitudini ecologiche diverse, preferendo i boschi termofili di latifoglia. Cortinarius gentianeus nelle sue forme pallide, possie un aspetto generale piuttosto simile, tuttavia lo fanno distinguere agevolmente sul campo le dimensioni ridotte ed il sapore amaro delle superfici nonché l’habitat a volte diverso, sotto Pinus sp. o Picea sp. Cortinarius caesiocanescens infine, è una grossa specie dal portamento tarchiato che presenta raramente resti velari sulla superficie del pileo e può essere reperita esclusivamente nei boschi montani di abete.

Raccolte inventariate e studiate: Passo del Melogno (Calizzano-Sv), Fagus sylvatica, exsiccatum depositato presso il Museo di Storia Naturale di Genova con il N: 2123

Bibliografia:

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Moser M.M. 1960. Die Gattung Phlegmacyum (Schleimköpfe). Edition J. Cramer, Vaduz, Liechtenstein.

Last modified on Monday, 08 May 2017 22:56
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1 comment

  • Comment Link Silvano Monday, 08 May 2017 22:58 posted by Silvano

    Grazie Fabrizio per il competente contributo sul genere Cortinarius.

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